ricerca - valeria luccioni

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Considero le arti visive intimamente legate alla filosofia, un modo di vedere che è anche un modo di pensare.
Il concetto di serialità è per me strettamente connesso con quello di progressione,implicando una relazione fra reiterazione e movimento, fra temporalità e spazialità.
Privilegio come modus operandi la serie perchè mi consente di volta in volta di approfondire la dinamica della mia ricerca attraverso l'immaginario costituito a priori dal titolo e dalla materia scelta come supporto della mia indagine;ciò mi consente di sottolineare il legame implicito fra immagine e linguaggio,essendo la serie una struttura articolata di cui ogni elemento facente parte può essere considerato una declinazione o una coniugazione.
L'intento è quello di sottolineare l'origine percettiva del linguaggio che,mentre veicola l'espressione,allo stesso tempo indaga le strutture stesse che ne fanno una lingua.
Asse portante della mia produzione artistica ed elemento in comune a tutte le serie è l'attenzione al concetto visuale di "corpus", interpretato nelle sue varie accezioni; poichè la carne è da sempre legata all'immagine ben al di là della figuarazione della nudità, la mia ricerca va dalla rappresentazione figurativa del corpo umano a quella della corporeità vissuta in senso lato e quaindi astratto.


 







"IL CORPO PRESOCRATICO"

La figura umana viene interpretata secondo una visione che tende a privilegiare l'aspetto espressionistico delle forme,esulando dalla resa canonica delle stesse.
Viene sottolineata una deformazione del corpo,concepito al di là di un'esemplificazione dettagliata e precisa delle sue fattezze e visto come qualcosa di spirituale,in grado di vibrare di un'energia del tutto personale.
Mi riallaccio ad una visione del corpo umano precedente alla filosofia greca di Socrate e di Platone,che sostenevano una sostanziale soppressione dell'unità del corpo e dell'anima a discapito del primo;per Omero il vero uomo è quello visibile nel suo corpo e non identificabile nella sua anima,che senza di esso diviene semplice parvenza,"είδωλον".
Considerare l'eminenza della storia di ogni frammento corporeo,stravolgere le proporzioni canoniche per crearne delle altre che meglio soddisfino le esigenze espressive del corpo stesso vuol dire polemizzare con la visione cartesiana che vede nel corpo una macchina con leggi a sè stanti,una "res extensa",completamente asservita alla volontà deliberatrice della mente, "res cogitans".








"AL DI L
À 
DELL'ANATOMIA: IL CORPO COME APERTURA ORIGINARIA"

Il gesto corporeo viene interpretato non solo come risultato di specifiche meccaniche fisiologiche analizzabili da un punto di vista prettamente anatomico,ma anche e soprattutto come oggettivazione di dinamiche interiori,sottolineandone quindi un significato esistenziale che ne renda visibile la carica intenzionale.
Nella "Phénoménologie de la perception"  il filosofo francese Merleau-Ponty parla del corpo in termini di apertura originaria al mondo e nel farlo sottolinea come l'intenzionalità del corpo non consista nel possedere le cose distanziandosene,come invece accade per l'intelletto,ma nel destinarsi ad un mondo verso cui non cessa di dirigersi e proiettarsi.
Il gesto viene rappresentato come una fitta trama di movimenti possibili,vagamente identificabili,sottolineando in tal senso l'intenzionalità del libero arbitrio umano che sceglie continuamente tra gli infiniti atti possibili.
Il corpo diviene l'origine di tutte le trascendenze e lo spazio della rappresentazione il teatro del continuo dispiegarsi di un'inesauribile potenzialità.













"ANATOMIA NASCOSTA, PASSAGGI MISTICI, RIPROVE"

La natura viene vista non come uno spazio inerte ma come "natura naturans",come qualcosa di vivo e tutt'altro che estraneo all'uomo,essendone compartecipe secondo un'originaria "simpatia",intesa nel senso etimologico del termine tanto caro alla visione neoplatonica del mondo.
Nel parlare di anatomia nascosta alludo alla singolare analogia esistente fra la stuttura anatomica umana e la struttura dell'albero,considerato già da Platone elemento simbolico per eccellenza che nasconde,nelle sue forme, una chiara allusione alla gestualità umana e che si carica di una valenza semantica fortemente espresssiva.
Il risultato è una manifestazione dell'importanza del gesto visto come un potenziale inesuaribile di liriche sottintese:la capacità di ravvisare le gestualità implicite nel contesto naturale è propedeutico all'espressività umana e alla sua capacità di produrre gesti.












"ANATOMIA NASCOSTA, SCULTURE DI CARNE O VISIONI"
 
La voluta ambiguità della rappresentazione vuole sottolineare come la materia possa confondere lo spettatore al cospetto di una visione onirica ed unire realtà solo apparentemente antitetiche.
La visione mira ad essere organica e il segno risponde all'esigenza di suggerire, per contrasto, differenti piani prospettici e di conseguenza realtà parallele possibili.
La stessa apparente contraddizione in termini fra la carne e la scultura evidenzia la continuità tra la materia grezza e primordiale,la carne,e il tentativo inesausto di una forma e di un costrutto,la scultura.
Tale forma di figuratività ,nella sua totale ambiguità, si risolve in un'astrazione indefinita e permamente, dalla marcata connotazione simbolica.











"ICONE"

L'astrazione viene considerata una declinazione della figuratività,non quindi una deduzione da essa ma piuttosto un'induzione,ovvero nella complessità della sua genesi derivata dall'interno e perciò mai totalmente contrapposta.
Il fondo o gli inserti aurei rimandano alle antiche icone,all'impianto stilistico bizantino,seppure nella vaghezza di una breve citazione di quell'indistinto originario da cui emergeva la figura sacra,l'immagine per eccellenza definita dal termine greco "έικον" da cui deriva appunto la parola icona.











"IL SIGNIFICATO DELLA NUDIT
À,TRACCE"

La profondità non si contrappone alla superficie ma la adopera considerandola una qualità necessaria e sufficiente alla dinamica stessa della sua espressione.
Nelle opere presentate la profondità emerge come una traccia appena visibile in superficie,quasi confusa con essa a voler ribadire come non esista alcuna soluzione di continuità nella totalità della visione e dei i suoi infiniti piani prospettici.
Il concetto di nudità viene suggerito nel suo significato nascosto,non più solamente inerente al campo figurativo come esposizione al mondo del corpo umano nudo ma al contrario arrivando a coincidere con ciò che è privato dell'apparenza,con l'essenza,con la profondità,con ciò che i Greci chiamavano "αλήθεια".

 
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